Economia
I dati del secondo trimestre

Mercato del lavoro in Brianza: si consolida il percorso di ripresa

Rimane da prestare attenzione a elementi di fragilità, come l’evoluzione dei rapporti di lavoro a tempo determinato che vedono una progressiva diminuzione della loro durata prevista.

Mercato del lavoro in Brianza: si consolida il percorso di ripresa
Economia Brianza, 09 Ottobre 2021 ore 09:04

Si è riunito il tavolo di concertazione provinciale per il lavoro e la formazione con l’aggiornamento trimestrale dei dati congiunturali relativi al mercato del lavoro in Brianza, a cura di Afol MB.

Mercato del lavoro in Brianza: si consolida il percorso di ripresa

In base ai dati diffusi, in Brianza si consolida il percorso di ripresa anche se rimane alta l’attenzione sugli elementi di fragilità.

“I dati presentati confermano il consolidamento di quel percorso di ripresa che stiamo monitorando e che dimostra capacità di risposta del Sistema Brianza. E’ evidente la crescita dell’export che supera i dati 2019 e il recupero della perdita occupazionale della seconda metà del 2020. Rimane da prestare attenzione a elementi di fragilità, come l’evoluzione dei rapporti di lavoro a tempo determinato che vedono una progressiva diminuzione della loro durata prevista. La Provincia continua a seguire le crisi aziendali aperte e supportare i lavoratori più in difficoltà” – commenta il VicePresidente Riccardo Borgonovo.

Nel dettaglio il report si concentra anzitutto sull'andamento macro-economico, grazie ad una analisi del Polo Osservatorio Città di Prato da cui emerge come nel secondo trimestre 2021 il PIL nazionale sia cresciuto del 2,70% rispetto al trimestre precedente e del 17,3% rispetto al secondo trimestre dell’anno 2020.

Per quanto riguarda la Brianza, nel primo semestre dell’anno 2021, il numero delle imprese attive provinciali è aumentato dell’1,47% mentre il numero delle imprese manifatturiere si è contratto dello 0,62%

Nello stesso periodo di riferimento il numero complessivo degli addetti provinciali è cresciuto di circa 800 unita (+0,29%) più che compensando la contrazione che ha caratterizzato gli ultimi sei mesi dell’anno 2020 e l’occupazione manifatturiera ha fatto registrare un saldo negativo di circa 130 unità (-0,15%).

Andando a vedere invece il dato relativo alle esportazioni provinciali nel primo trimestre 2021, queste ultime sono cresciute del 10,53% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente mentre nel secondo trimestre 2021, la crescita rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente è del 49,08%.

Analizzando i valori relativi agli anni 2021 e 2019, l’analisi dell’export provinciale del primo trimestre 2021 per area geografica di destinazione mostra una crescita dei flussi verso i paesi europei (+4,12% rispetto allo stesso periodo dell’anno 2019) e verso i paesi asiatici (+22,37%). Una dinamica positiva ha caratterizzato anche l’export verso le altre aree di destinazione con l’eccezione del continente africano

Focus Mercato del Lavoro

Nel 2021 le cessazioni sono aumentate del 3% rispetto al 2020, ma l’incremento degli avviamenti è stato di ben il 34,8%. La resilienza rimane in territorio leggermente negativo (-0,7%), ma il dato è migliorato notevolmente rispetto a quello del 2020 (-14,1%). L’elevato numero di cessazioni è dovuto prevalentemente ai dati del mese di giugno (in cui si sono verificate 13.767 cessazioni contro una media di 6.213 dei mesi precedenti), in cui sono scaduti i contratti del personale scolastico (37,5% delle cessazioni). Infatti, al netto delle fuoriuscite “scolastiche”, le cessazioni nel mese di giugno sarebbero state 8.607. Il dato non preoccupa poiché giugno coincide con la scadenza di molti contratti a termine avviati all’inizio dell’anno che, probabilmente, troveranno un rinnovo nei mesi successivi.

L’analisi per fasce d’età evidenzia saldi negativi sia per coloro che hanno un’età compresa fra 30 e 49 anni (dove la resilienza è pari a -2,7%) e soprattutto per i lavoratori over 50 che mostrano la resilienza più bassa (-10,3%). Continua il trend positivo per gli under 29 che presentano una resilienza ampiamente positiva (+7,8%). Tale dato sembra essere in linea anche con quanto avviene a livello nazionale, dove i giovani – soprattutto al nord – sembrano essere stati favoriti dalla ripresa delle assunzioni. L’analisi di genere mostra una sofferenza occupazionale delle donne: la resilienza femminile, infatti, è pari a -2,5%, contro il +0,9% di quella maschile. Le donne presentano resilienze peggiori rispetto a quelle degli uomini nella fascia d’età 30-49 anni (-5,9% contro -0,1%). Si tratta di un dato in contro-tendenza rispetto al dato nazionale dove la disoccupazione femminile è in corso di riassorbimento. Il peggior dato femminile, rispetto a quello degli uomini, è fortemente correlato alla fuoriuscita, nel mese di giugno, dal settore dell’istruzione del personale docente e non docente.

Le proroghe

Nel 2021 (I semestre) le proroghe sono state 8.730. Si tratta del 3,2% in più rispetto al numero di proroghe del 2020 (8.457). Il confronto, fra il 2020 e il 2021, della durata media dei contratti a tempo determinato mostra una forte discrasia dei dati: nel 2020, la durata contrattuale media era di 270 giornate (salite a 296 nel mese di dicembre dello stesso anno), mentre nel 2021 tale valore è sceso a 147 giornate. Si tratta di una diminuzione media del 45,5%. I dati confermano quanto si è già detto in passato: le imprese, innanzi all’incertezza dell’immediato futuro, hanno reagito diminuendo la durata dei rapporti di lavoro a termine. Alla scadenza dei contratti – se le condizioni economiche lo permettono – questi vengono prorogati, altrimenti il lavoratore viene espulso dai processi produttivi. Il tessuto imprenditoriale, innanzi alla imprevedibilità degli eventi, sembra aver trovato, nei contratti a termine più corti e nei rinnovi frequenti, un escamotage per gestire l’aleatorietà della crisi.

Le tipologie contrattuali

Gli avviamenti a tempo determinato costituiscono il 52,8% del totale, seguiti – a lunga distanza – da quelli a tempo indeterminato (20,9%). Il lavoro intermittente si colloca al terzo posto con il 7%. Infine, l’apprendistato di II livello che assorbe il 3,5% degli avviamenti del primo semestre. Il dato riflette un trend nazionale: quasi il 90% dei posti creati all’inizio del 2021 è caratterizzato da contratti a tempo determinato. Alcuni approfondimenti:

  • Il contratto a tempo determinato: fra il primo semestre 2020 con quello del 2021 mostra un incremento della resilienza del 16,6 punti percentuali. L’indicatore, nel 2021, rimane in territorio negativo (-1,4%), ma presenta segni di netto miglioramento. Soprattutto crescono i movimenti associati alla suddetta tipologia contrattuale: nel 2020 gli avviamenti erano 15.786 e nel 2021 sono diventati 23.346.
  • Il contratto a tempo indeterminato: continua ad avere una resilienza negativa (-8,8% nel 2021), ma in netto miglioramento rispetto al dato del 2020 (-14,2%). Il numero di avviamenti quest’anno è aumentato di 1.688 unità, ma – seppur in maniera meno che proporzionale – sono cresciute anche le cessazioni (+968 unità).
  • Il contratto di apprendistato (di II livello): mantiene una resilienza in territorio positivo (+21% con 1.583 avviamenti e 1.020 cessazioni). Si tratta di un dato positivo, ma inferiore a quello del 2020, in cui la resilienza era pari a +26,1%. Nel primo semestre dell’anno scorso il mercato del lavoro appariva congelato: il numero degli avviamenti è stato estremamente contenuto, gli ingressi, nel primo trimestre 2020, sono stati solo 1.233, contro 722 cessazioni. Dunque, al di là del peggioramento del valore della resilienza, i maggiori movimenti sono da ritenersi di buon auspicio per le opportunità occupazionali future.
  • Leco.co.co: nel 2021, aumentano la propria resilienza di 3,1 punti percentuali rispetto al 2020. Gli avviamenti del 2021 sono stati pari a 1.330 unità (il 6,1% in più rispetto all’anno precedente). Come già evidenziato nei report precedenti, il ricorso a queste forme contrattuali da parte delle imprese, indica la loro urgente necessità di assicurarsi la necessaria flessibilità di breve periodo, con particolare riferimento a quella in uscita.

L’analisi settoriale

l’unico macro-settore responsabile della resilienza negativa della totalità dei movimenti che caratterizzano il MdL della Provincia di Monza Brianza (-0,7%) è quello del Commercio e dei Servizi (si tratta del settore in cui sono raggruppate l’istruzione e il commercio al dettaglio, che, da solo, totalizza il 7,4% delle cessazioni del semestre). Tutti gli altri ambiti economici, invece, mostrano resilienze abbondantemente positive (+5,2% con riferimento rispettivamente alle costruzioni e all’industria).

Mansioni

Dai dati sulle mansioni emerge la forte crescita degli avviamenti associati a mansioni manuali, che – nel 2020 – erano il 57,4% del totale, mentre adesso ammontano al 61,1%. Per contro, le mansioni cognitive in ingresso, nello stesso periodo, erano il 42,6%, mentre adesso sono diminuite attestandosi al 38,9%. Se durante la crisi i know-how cognitivi sembravano garantire un argine all’espulsione dai processi produttivi, adesso, la progressiva normalizzazione delle attività industriali favorisce la crescita del lavoro manuale, necessario a dare vita e continuità alle produzioni di reparto. Il lavoro cognitivo continua ad essere richiesto, ma la natura manifatturiera del territorio punta a riappropriarsi della manodopera dotata di hard skills, senza i quali sarebbe impossibile riavviare le attività. Paradossalmente, le fuoriuscite dei lavoratori cognitivi (che, tuttavia, riguardano principalmente il personale scolastico e non caratterizzano il settore privato) sono aumentate notevolmente: nel 2020 queste ammontavano all’1,96% del totale ed ora riguardano il 38,9% delle cessazioni.

Il lavoro somministrato

La resilienza associata ai rapporti di lavoro somministrato del 2021 (primo semestre) è più che raddoppiata rispetto a quella dell’anno precedente. Anche i movimenti, nel 2021, sono aumentati: gli avviamenti sono cresciuti del +12% e le cessazioni dell’8,9%. Il macro-settore che assorbe più lavoro somministrato è quello dell’industria (56,5% del totale degli avviamenti), seguito – a lunga distanza – dal commercio e servizi (40% del totale degli avviamenti). Residuali le frequenze associate agli altri settori (costruzioni e agricoltura). La somministrazione riguarda, prevalentemente, personale con un basso o bassissimo livello di specializzazione. La durata media di una missione è pari a 36 giornate, mentre ciascun lavoratore somministrato ha effettuato mediamente 1,4 missioni nell’arco dei primi 6 mesi del 2021.

Il consumo di ammortizzatori sociali

Dopo una decrescita nel consumo di ore di cassa integrazione (CIGO, CIGD, FIS) fra gennaio e febbraio si assiste ad andamenti altalenanti, con due picchi significativi: a marzo e a giugno (la CIGO, per esempio, a marzo arriva 4,9 MIL di ore autorizzate, a giugno 2,9 MIL di ore). La crescita repentina della CIG è collegabile alle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime da parte delle imprese del territorio e non (o solo in parte) da una riduzione degli ordinativi delle aziende, che – non potendo dar seguito alla produzione – la fermano, attingendo agli ammortizzatori sociali. L’andamento della CIG nella provincia di Monza Brianza è in contro-tendenza rispetto al livello nazionale: in Italia si assiste, nel secondo trimestre 2021, ad un abbassamento del ricorso alla cassa integrazione (che decresce di 78,7 ore ogni mille ore lavorate). Nel territorio brianzolo, invece, le ore di CIG, fra il primo e il secondo trimestre 2021, invece, aumentano. Per quanto concerne, in particolare, il FIS le ore autorizzate nel 2021 superano quelle di CIGO, segno che gli arresti produttivi, che attraversano le imprese finali delle diverse filiere produttive (legno, meccanica, chimica in primis), si abbattono sulla catena di sub-fornitura in maniera più forte.

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