Inutile negarlo, quello celebrato stamattina, sabato, ad Arcore, in Largo Vela, non è stato un 25 Aprile come gli altri. Se la ricorrenza della Liberazione porta con sé, per natura, un carico di solennità, in città l’attenzione era raddoppiata. Tutti gli sguardi erano puntati su Maurizio Bono, al suo primo “test” pubblico dopo il terremoto politico di mercoledì scorso, quando l’esecutivo è andato sotto sul bilancio consuntivo.
Una Piazza tra celebrazione, attesa e tensione
Il clima in piazza era quello delle grandi occasioni: moltissimi cittadini, le associazioni, le autorità e, naturalmente, i consiglieri comunali. Ma dietro i sorrisi di circostanza e i saluti istituzionali, la tensione tra gli schieramenti era palpabile. Il fantasma del voto contrario di mercoledì – che ha visto l’opposizione compatta insieme ai “ribelli” della maggioranza Varrecchia, Timpano e Di Tullio – aleggiava tra i presenti. Eppure, la piazza ha regalato un’immagine che ha lasciato molti a bocca aperta: la presenza di Pino Tozzi.
Lo storico esponente della Destra arcorese, oggi in Fratelli d’Italia, è sceso in piazza per le celebrazioni, un evento rarissimo, se non inedito, per la sua storia politica. Tozzi è rimasto a lungo accanto al consigliere del Pd Michele Calloni. Un’istantanea di dialogo che fotografa alla perfezione l’aria che si respira in queste ora nel palazzo e fuori.

Il Discorso di Bono: La Resistenza come “Dovere Quotidiano”
Il sindaco ha preso la parola in Largo Vela e ha scelto di non percorrere la strada dei tecnicismi o della difesa politica, preferendo un registro alto, morale e profondamente personale. Bono ha trasformato il concetto di Resistenza in una scelta di vita, legandola alla legalità e al servizio allo Stato.
Il passaggio più toccante è stato senza dubbio quello dedicato al suo trascorso familiare, un racconto che ha rotto la corazza istituzionale e che è stato condito da momenti di commozione da parte dello stesso Bono.
“Io quella stagione del terrorismo l’ho conosciuta con gli occhi di un bambino. Un bambino che vedeva il proprio papà, carabiniere, uscire di casa al mattino in divisa. E quel bambino, ogni giorno, portava dentro di sé una speranza silenziosa e durissima: che il papà tornasse a casa la sera ancora vivo. Ecco, io credo che anche questa sia stata Resistenza.”
I punti chiave dell’intervento:
Contro l’odio e il cinismo: Bono ha messo in guardia dal “veleno sottile” che si manifesta con la delegittimazione delle istituzioni e il disprezzo dell’avversario. Non è mancato un richiamo forte a resistere alla “cultura del favore” e alla scorciatoia facile, definendo la libertà non come un regalo, ma come una responsabilità. Chiaro il messaggio lanciato ai giovani con l’invito a non considerare la Resistenza una parola lontana, ma a praticarla ogni giorno scegliendo la verità e rifiutando l’indifferenza.
“Il nostro compito è domandarci che cosa debba essere, oggi, la Resistenza – ha sottolineato Bono – Che cosa significhi resistere, nel nostro tempo, in Italia e nel mondo. Perché la Resistenza non è un monumento immobile. Non è una parola da custodire in una teca. È una consegna.È una responsabilità che passa da una generazione all’altra. E allora io penso che resistere oggi significhi, anzitutto, difendere la dignità della persona umana ovunque venga minacciata. Significhi opporsi a ogni forma di totalitarismo, di terrorismo, di fanatismo, di persecuzione.Significhi non accettare che la guerra diventi abitudine, che la violenza diventi spettacolo, che l’ingiustizia diventi indifferenza. Resistere oggi significa difendere la libertà, ma anche darle contenuto. Perché non basta dirsi liberi, bisogna essere degni della libertà che abbiamo ricevuto”.
Segnali di distensione: la foto che interroga la politica
Al termine della cerimonia, la rigidità dell’inizio sembra aver lasciato spazio a un clima di inaspettata cordialità, culminato in un momento che non è sfuggito ai presenti: una foto di gruppo che ha unito schieramenti opposti.
Attorno all’assessore al Bilancio Serenella Corbetta (Forza Italia) si sono infatti ritrovati il consigliere azzurro Tommaso Confalonieri e i consiglieri di minoranza Cheikh Tidiane Gaye e Luca Monguzzi. Accanto a loro non poteva mancare anche Roberto Sala. Vedere i volti della maggioranza e quelli dell’opposizione (che solo poche ore prima avevano affossato il documento contabile) sorridere insieme per uno scatto istituzionale ha sollevato più di una domanda tra i commentatori: si tratta di un semplice gesto di fair play in una giornata sacra per la nazione, o questo momento distensivo preannuncia un cambio di rotta e un tentativo di mediazione per superare l’impasse amministrativa attraverso un appello alla responsabilità?

Il plauso di Zucchi
Il tono del discorso sembra aver colpito nel segno, superando persino gli steccati ideologici. Se la maggioranza cerca di ritrovare la bussola dopo lo strappo dei tre consiglieri, un segnale di distensione è arrivato dal web.
Carlo Zucchi, noto esponente del centrosinistra, ha espresso su Facebook il proprio apprezzamento per le parole del Sindaco. Un riconoscimento non scontato che sottolinea come, almeno sul piano dei valori condivisi della Liberazione, Bono sia riuscito a parlare a tutta la città.

Resta ora da capire se questa “nuova Resistenza morale” invocata dal sindaco basterà a ricucire lo strappo politico e a dare ossigeno a un’amministrazione che, dopo stamattina, rientra in municipio con la consapevolezza di una piazza che osserva, ascolta e – per ora – aspetta di capire il futuro di Arcore.