Provincia MB

Il presidente Santambrogio tende la mano al centrosinistra

"Siamo apertissimi, ma il Pd deve decidere cosa vuole. Collaborare vuol dire crescere e arricchirsi e magari riuscire a dividere i pesi delle decisioni che in questo periodo sono difficili per tutti".

Il presidente Santambrogio tende la mano al centrosinistra
Monza, 15 Novembre 2020 ore 10:11

Il presidente Santambrogio tende la mano al centrosinistra. Siamo apertissimi, ma il Pd deve decidere cosa vuole. Collaborare vuol dire crescere e arricchirsi e magari riuscire a dividere i pesi delle decisioni che in questo periodo sono difficili per tutti.

Il presidente Santambrogio tende la mano al centrosinistra

Lo ha fatto ieri pomeriggio, sabato, nel corso della diretta andata in onda sui canali social della Lega di Monza e Brianza. Luca Santambrogio avrebbe dovuto intervenire la sera precedente al dibattito, sempre organizzato dalla Lega brianzola, con sindaci e amministratori locali (leggi qui), ma un impegno protrattosi più del dovuto glielo aveva impedito. Ha dato però la disponibilità al commissario provinciale della Lega Andrea Villa che ha organizzato subito l’incontro, moderato come quello della sera precedente da Valentina Besana, assessore alla Cultura di Veduggio.

Ed è stato proprio rispondendo a una domanda di quest’ultima sulle richieste della minoranza di BrianzaReteComune in Consiglio provinciale, spalleggiata dal Pd, che Santambrogio ha teso la mano all’opposizione.

“Che deve sapere però cosa vuole – ha sottolineato – perché in pochi giorni ha chiesto prima riunioni più frequenti del Consiglio provinciale, poi che nell’Assemblea dei sindaci si parli dell’emergenza Covid-19, anche se tutte le settimane i sindaci di MB su iniziativa della Provincia, incontrano da remoto il Prefetto e il direttore di Ats. Un sindaco ha chiesto addirittura di poter far parte del Comitato ristretto che comprende Prefetto, presidente della Provincia, sindaco della città capoluogo e autorità sanitarie. Questo però non è possibile perché  questi incontri hanno regole ben precise”.

Santambrogio  ha detto chiaramente: “Siamo apertissimi ad ogni collaborazione, perché collaborare vuol dire crescere e arricchirsi e magari riuscire a dividere i pesi delle decisioni che in questo periodo sono difficili per tutti”.

Il presidente della Provincia con molta schiettezza ha anche però detto di aver saputo delle iniziative della minoranza in Consiglio provinciale dai mass-media, prima ancora di ricevere l’istanza. “Prima si contesta sui giornali e poi si mandano le richieste? Non mi sta bene, io la penso diversamente. In un momento come questo bisogna essere tutti collaborativi e io non so quante province organizzano settimanalmente incontro di tutti i sindaci con Prefetto e responsabili della sanità locale. Bisogna dare più valore al Consiglio provinciale e all’Assemblea dei sindaci? Possiamo farlo ma muoviamoci con le giuste modalità”.

Toccati anche tanti altri temi

Nel corso della diretta con Santambrogio si sono toccati tanti altri temi. Innanzitutto il rinnovato valore della Provincia, che era stata declassata dalla Riforma Delrio.

Negli ultimi anni ha trovato nuova linfa e con la pandemia anche tante risorse, così da riuscire a soddisfare esigenze chele scuole superiori del territorio attendevano da tanti anni, come la palestra al liceo Majorana di Desio.

“Mi chiedo se l’onorevole Graziano Delrio ha avuto ripensamenti sulla sua riforma, se ha avuto un ravvedimento su quello che ha fatto dopo quanto è successo e dopo il ripensamento del Pd. Oggi anche il Partito  democratico sostiene le Province, anche se con minor vigore rispetto alla Lega. Il centrosinistra in Provincia di Monza ha avuto la sfortuna di gestirla quando c’erano pochi contributi. Da un lato noi siamo stati fortunati perché abbiamo vinto al momento giusto sta cambiando sentimento nazionale nei confronti delle Province e sono tornati i fondi. E’ cambiata la mentalità al livello generale. Noi abbiamo colto opportunità importanti“.

Si è parlato anche di Piano Marshall, delle risorse che la Lombardia ha dato a Comuni e Province, ma anche dell’emergenza sanitaria in Brianza. Delle difficoltà di tenere i rapporti con tutti i sindaci durante la prima ondata della pandemia, difficoltà che si sono riproposte oggi.

“Oggi – ha detto Santambrogio parlando anche come sindaco di Meda – la gente fa più fatica ad accettare le limitazioni. Il compito più importante del sindaco in questo momento è la corretta comunicazione, per essere pronti a rispondere alle esigenze del cittadino”.

Cosa ci lascia la pandemia? Cosa ci ha insegnato?

Cosa ha insegnato la pandemia, cosa ci lascia? “Innanzitutto ci ha insegnato ad agire sotto pressione, quindi è un accrescimento. Poi ci sono insegnamenti a vari livelli. Noi abbiamo ospedali che sono eccellenze assolute a livello mondiale, dobbiamo ricucire con la medicina territoriale. Alla Regione ha insegnato cosa c’è da cambiare nelle Riforma Maroni, perché sicuramente c’è qualcosa da rivedere.  Dobbiamo essere onesti, qualcosa non è andato perfettamente e lo si verificherà alla fine di questo quinto anno di sperimentazione, però la base c’è ed è positiva.

“I correttivi vanno messi e la Pandemia deve insegnare a prendere atto di quello che non va e adottare delle soluzioni  per le problematiche che sono emerse. Penso principalmente al fatto che la Riforma Maroni, rispetto all’esperienza Formigoni, riportava sul territorio la medicina, ma è nata con la convinzione di poter fare questa Riforma con gli stessi fondi della precedente riforma. Purtroppo non era possibile. E’ errore di cui si dovrà tener conto, tenendo presente che la questione dei fondi non dipende solo da Regione Lombardia ma anche dal Governo centrale”.

Analoga riflessione aveva fatto l’ex direttore generale della Sanità regionale Carlo Lucchina, intervenendo recentemente a un convegno di Anaao-Assomed, il sindacato dei medici e dirigenti sanitari.

Sempre riferendosi alla situazione sanitaria nella nostra Provincia Santambrogio ha ricordato la carenza di medici e infermieri, ma anche sottolineato che molti infermieri italiani, dal Comasco e dal Varesotto, vanno a lavorare in  Svizzera “perché prendono circa 1.800 euro mensili in più. E’ una categoria che va rivalutata e vanno riviste un po’ di decisioni prese a livello nazionale. Quando ho finito la maturità diversi miei coetanei avrebbero voluto studiare medicina ma sono rimasti esclusi perché non hanno superato il test di ingresso. Oggi, nella situazione che stiamo vivendo, sarebbero stati molto utili”.

Ultimo pensiero per i giovani, per i ragazzi che oggi seguono le lezioni a distanza: “Sono la categoria più colpita dalla pandemia, soprattutto giovani in età scolare. Giovani che stanno perdendo esperienze importantissime, perché la didattica online è importante ma ci sono esperienze che dovremo riuscire a colmare per questi ragazzi, con progetti per loro che portino a sbocchi nel mondo lavorativo”.

La Provincia qualcosa sta già facendo…

“La Provincia porta avanti un progetto di formazione con Assolombarda e Confartigianato per promuovere quegli  indirizzi scolatici sempre più legati alle esigenze del territorio, per spiegare ai genitori che dopo l’istituto tecnico e l’istituto professionale puoi trovare un lavoro anche ben pagato”.

TORNA ALLA HOME PAGE

Top news
Glocal News
Foto più viste
Video più visti
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia