Presa di posizione

Polemiche Via Frocis, il sindaco Dossola replica con il proposito di “sopportare pazientemente le persone moleste”

Il primo cittadino di Lesmo Sara Dossola ha risposto con un lungo post sui Social agli attacchi dei consiglieri di centrodestra per il patrocinio accordato al Brianza Pride

Polemiche Via Frocis, il sindaco Dossola replica con il proposito di “sopportare pazientemente le persone moleste”
È indubbio. Indipendentemente dalle posizioni personali di ognuno (chi sta con il centrodestra lesmese, chi con gli organizzatori del Brianza Pride o chi con il sindaco Sara Dossola) le ultime 24 ore di polemiche vissute nel mondo della politica lesmese lasceranno sicuramente il segno confermando quanto la politica sappia essere imprevedibile e adrenalinica soprattutto su temi importanti e che toccano le coscienze di tutti.

Dalla Via Frocis… alla Via Crucis

E così, dopo il feroce attacco sferrato dai consiglieri di centrodestra (Luca Zita, Federica Bonfanti, Carlo Colombo e  Laura Confalonieri) per chiedere le scuse al sindaco Dossola per aver concesso il patrocinio al Brianza Pride arcorese del settembre scorso), la presa di posizione del consigliere regionale di Forza Italia Jacopo Dozio in difesa dei consiglieri del centrodestra e la risposta piccata  degli organizzatori del Brianza Pride (hanno minacciato di denunciare per diffamazione i consiglieri di centrodestra respingendo tutte le accuse lanciate nella mozione), è arrivata la tanto attesa replica del primo cittadino di Lesmo Sara Dossola.

La “lezione” di Alberto Fulgione

Quest’ultima, che con le parole ci sa fare, ha deciso di rispondere in maniera indiretta al centrodestra attraverso un lungo post pubblicato nel cuore della notte sul suo profilo Facebook.
Il sindaco, per l’occasione, ha deciso di vestire i panni ecumenici e di rispondere per le rime, con un racconto carico di intimità, a chi l’ha attaccata per aver concesso il patrocinio al Brianza Pride e invitata ad espiare il suo peccato presenziando, insieme alla Giunta, alla Via Crucis del Venerdì Santo.
E così Dossola e si è lasciata ispirare, nella risposta, agli affreschi del ciclo delle Opere di Misericordia che si trovano all’interno della chiesa di San Giorgio di Liscate, dove si trovava ieri pomeriggio, giovedì, per l’ultimo saluto al sindaco Alberto Fulgione, primo cittadino di Liscate e presidente di Cem Ambiente, scomparso qualche giorno fa a soli 60 anni.

“Sopportare pazientemente le persone moleste”

“Durante la cerimonia, quasi senza pensarci, alzo gli occhi al cielo. È un gesto istintivo, antico – ha esordito il primo cittadino – E mi ritrovo circondata dagli affreschi del ciclo delle Opere di Misericordia. Uno, in particolare, proprio sopra di me. Sotto quell’affresco c’è una frase che non consola, non addolcisce, non fa sconti: sopportare pazientemente le persone moleste. Ero lì per l’ultimo saluto a quello che il prete, con una semplicità disarmante, ha chiamato un “uomo buono” (Alberto Fulgione, ndr). Un collega con anni di esperienza sulle spalle, uno di quelli che non fanno rumore ma tengono insieme i pezzi. Uno che, davanti a una sindaca nuova di zecca nel luglio 2024, non ha alzato muri né fatto pesare ruoli o gerarchie.  Ha fatto una cosa semplice, vera e rara: ha accolto. Ha dedicato tempo, ha spiegato e accompagnato.  Una bontà concreta, fatta di gesti e non di parole, che richiama da vicino i valori cristiani più autentici: servizio, pazienza, rispetto dell’altro. La chiesa era piccola. Strapiena. Tanti volti, tante età, tante generazioni insieme. Presenze unite dal desiderio di portare rispetto a un uomo buono.
C’era un clima che faceva bene al cuore. Un’umanità che riconnette al mondo, tutta insieme. E quella frase era ancora lì, da settant’anni”.

“Sopportare chi si proclama giudice in nome dei “valori cristiani”

In un secondo passaggio del suo lungo post il primo cittadino, pur senza mai citare i consiglieri lesmesi di opposizione, ha fatto un chiaro riferimento a loro e alle polemiche innescate nelle ultime ore, sottolineando la violenza di “chi provoca, distorce e riduce tutto a slogan. Di chi condanna la complessità perché non riesce a comprenderla. Di chi si proclama giudice in nome dei “valori cristiani”, senza accorgersi di quanto un linguaggio punitivo, identitario, esclusivo e politicizzato sia lontano da quei valori”.

La molestia come violenza relazionale

L’insegnamento che scende da quelle pareti della chiesa, sedondo Dossola, è sottile: sopportare non è un atto passivo. Non significa farsi andare bene l’ingiustizia o chinare il capo davanti all’arroganza. Al contrario, è una scelta attiva.

“La molestia non è solo il reato, non è solo la violenza evidente – ha continuato Dossola – Nel quotidiano, la molestia è anche una violenza relazionale e propagandistica: quella agita da persone fragili, confuse, difficili, pesanti, ostili. Persone che avranno anche le loro storie e le loro fatiche , ma questo non toglie loro responsabilità a parole e gesti. È la violenza di chi mette ogni giorno alla prova la tua scelta di restare una persona etica, centrata. Ma sopportare non è subire, non è farsi andare bene l’ingiustizia. È una scelta attiva: non rispondere con odio, non lasciarsi trascinare, esercitare pazienza e autocontrollo. Restare umani e restare fedeli ai propri principi. Anche quando sarebbe più facile fare altro. In quella chiesa, piena di volti e di storie, ho pensato che forse le persone buone fanno proprio questo: non occupano spazio con propagande che sovrastano le sofferenze altrui. E lasciano insegnamenti che arrivano quando meno te lo aspetti, persino da un affresco, in un giorno di commiato. Oggi non ho imparato nulla di nuovo. Ma mi è stato ricordato come voglio stare nel mondo”.