Una scuola media trasformata idealmente, per una sera, in tribunale delle idee. Ieri sera, giovedì 13 febbraio 2026, l’aula magna della scuola “Stoppani” di Arcore ha ospitato un confronto serrato e di altissimo profilo sul prossimo Referendum Costituzionale del 22-23 marzo 2026. Davanti a una platea gremita, i massimi esperti del settore si sono sfidati sui tre pilastri che promettono di cambiare il volto della giustizia italiana.

Tra i relatori giudici e avvocati
A guidare la serata è stato Rodrigo Ferrario (Il Giornale di Vimercate/Primamonza.it), che ha moderato un panel composto da Andrea Giudici (Gip/Gup Tribunale di Monza), dall’avvocato penalista Antonino Salsone, Marco Negrini (Presidente Camera Penale di Monza) e Giuseppe Lamattina (già Presidente del Tribunale di Savona).
Sotto la lente d’ingrandimento, la riforma che punta a ridisegnare l’ordinamento giudiziario italiano, un tema che spacca il Paese e che ad Arcore ha trovato un momento di confronto civile e tecnico tra i fautori del Sì e i sostenitori del No.
I Tre nodi della riforma: le tesi a confronto
Il confronto è entrato nel vivo sui tre pilastri che i cittadini troveranno sulla scheda referendaria. Poiché si tratta di un referendum costituzionale confermativo, non è previsto il quorum: il risultato sarà valido qualunque sia l’affluenza.
Uno dei punti più delicati della riforma riguarda il rapporto tra separazione delle carriere e autogoverno della magistratura. È importante chiarire che la riforma non incide sull’autonomia esterna dell’ordine giudiziario, che resta garantita dalla Costituzione. Giudici e pubblici ministeri continuano a essere soggetti soltanto alla legge e non vengono posti in alcun rapporto di dipendenza dall’esecutivo o da altri poteri dello Stato.
1. Separazione delle Carriere
È la proposta di dividere nettamente i ruoli di chi accusa (PM) e chi giudica (Giudice).
Comitato del sì sostiene che sia l’unico modo per garantire la “terzietà” del giudice. La vicinanza professionale tra PM e Giudici creerebbe un “sodalizio” che penalizza la difesa. La separazione renderebbe il processo un confronto tra due parti uguali davanti a un arbitro veramente imparziale.
Comitato del no teme che il Pubblico Ministero, se isolato dalla cultura del giudizio, si trasformi in un “super-poliziotto” volto solo alla condanna. Inoltre, si paventa il rischio che il PM finisca sotto il controllo dell’Esecutivo, perdendo la sua indipendenza costituzionale.
2. Istituzione di due CSM e il Sorteggio
Il testo approvato dal Parlamento prevede la creazione di due Consigli Superiori distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Entrambi gli organi mantengono una composizione a prevalenza togata, analoga a quella attuale, ma operano separatamente, affidando ai pubblici ministeri un autonomo organo di autogoverno distinto da quello della magistratura giudicante.
Comitato del SÌ: Difende il sorteggio come unico strumento per spezzare il potere delle “correnti” sindacali interne alla magistratura, che oggi deciderebbero nomine e carriere in base ad appartenenze politiche anziché al merito.
Comitato del NO: Critica il sorteggio (definito “tiro dei dadi”) come un attacco alla rappresentanza democratica e alla meritocrazia. La divisione del CSM indebolirebbe inoltre il potere giudiziario di fronte agli altri organi dello Stato.
3. L’Alta Corte Disciplinare
La riforma introduce inoltre una Corte disciplinare di rango costituzionale, alla quale viene attribuita la competenza sui procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. Anche questo organo è composto in prevalenza da magistrati, ma si distingue dagli attuali Consigli Superiori, che non svolgeranno più funzioni disciplinari, concentrandosi sul governo delle carriere. La riforma dunque prevede l’istituzione di un nuovo tribunale esterno per giudicare gli illeciti dei magistrati, eliminando la “giustizia domestica”.
Comitato del SÌ: Ritiene necessario un organo terzo per evitare il corporativismo. L’attuale sistema, dove i magistrati giudicano i propri colleghi, è visto come troppo indulgente o autoreferenziale.
Comitato del NO: Denuncia l’assenza del ricorso in Cassazione per le sentenze dell’Alta Corte e teme che questo organismo possa essere usato come arma politica per punire magistrati che conducono indagini scomode.
Referendum confermativo: cosa significa votare SÌ o NO
Il referendum, ricordiamo, è a tutti gli effetti, un referendum costituzionale confermativo (senza quorum). Questo significa che ai cittadini non viene chiesto di scegliere tra diverse opzioni o di proporre una nuova disciplina, ma di confermare o respingere una legge costituzionale già approvata dal Parlamento.
In termini pratici, votare SÌ significa approvare il testo della legge costituzionale e consentirne l’entrata in vigore definitiva. La riforma produrrà quindi i suoi effetti sull’organizzazione della magistratura, secondo le modalità previste dal legislatore e dalle successive leggi di attuazione. Votare NO, invece, comporta il rigetto della riforma: il testo non entrerà in vigore e resterà valido l’assetto costituzionale precedente.
È importante sottolineare che il referendum non consente di distinguere tra singole parti della riforma. Il voto riguarda l’intero impianto normativo, comprese le disposizioni sull’ordinamento giudiziario e sull’istituzione della Corte disciplinare. Proprio per questo motivo, la comprensione del contenuto complessivo della riforma è essenziale per esprimere un voto consapevole, evitando letture semplificate o riduttive del quesito referendario.
Referendum Giustizia: Arcore al centro del dibattito tra magistrati e avvocati
Tra gli interventi, è emersa una distinzione netta: da una parte la visione del giudice Giudici e dell’avvvocato Salsone che leggono in queste modifiche un rischio di “erosione” dell’indipendenza giudiziaria mentre dall’altra l’avvocato Negrini e il magistrato Lamattina si sono dimostrati più propensi a una riforma che riequilibri i pesi del processo.
“Non è solo una sfida tecnica, è la scelta del modello di democrazia che vogliamo” è stato il commento comune che ha chiuso la serata, lasciando anche ai cittadini di Arcore la responsabilità di una scelta consapevole il prossimo marzo.