Cui prodest? Anzi, cui… Bono. Tradotto: chi ne beneficia? Non è solo il gelo di una crisi di maggioranza, ad Arcore, a scuotere la città, ma un paradosso politico che sta rimescolando le carte in modo inedito: da un lato un sindaco, Maurizio Bono, che sarebbe pronto, ma il condizionale è d’obbligo perchè ogni 5 minuti cambia lo scenario, a lanciare un appello alla responsabilità, soprattutto indirizzato ai consiglieri di opposizione; dall’altro, una Sinistra che ha presentato al sfiducia ma che, al tempo stesso, viene invitata a pensare bene alla prossime mosse.
Il tentativo di salvare la legislatura
Mentre le segreterie dei partiti dei centrodestra tentano di trovare una quadra molto difficile (ieri pomeriggio, lunedì, era in programma un incontro tra i vertici di Lega, Fdi e Forza Italia) la “pancia” dell’elettorato di centrosinistra sta reagendo in modo inaspettato. Basta scorrere i gruppi Facebook locali per notare un fenomeno singolare: cittadini che non hanno votato Bono e che non condividono la sua linea politica, oggi si ergono a suoi difensori. Il motivo? Non è un’improvvisa conversione al centrodestra, ma un profondo senso di pragmatismo. Molti elettori progressisti temono che un anno di commissariamento sia un prezzo troppo alto da pagare per una «vittoria» di Pirro da condividere con Timpano, Varrecchia, e Di Tullio, i tre dissidenti della maggioranza che hanno votato contro al bilancio consuntivo.
Un Esecutivo da “rosolare” a fuoco lento gioverebbe di più piuttosto che farlo cadere?
Vedono in Bono un interlocutore che, pur da avversario, ha mantenuto un decoro istituzionale, e preferiscono la continuità amministrativa al salto nel buio di un ufficio prefettizio che congelerebbe la città fino alla primavera 2027. E poi ci sarebbe un aspetto da non sottovalutare a Sinistra: gli attacchi più feroci all’Esecutivo Bono potrebbero essere sferrati solo se quest’ultimo rimanesse in carica (magari se il centrodestra non riuscisse a portare a termine la riqualificazione dell’ex Olivetti, l’approvazione del Pgt o la posa della prima pietra della Casa di Comunità). Insomma un esecutivo da «rosolare» a fuoco lento porterebbe più vantaggi. Ma c’è un altro elemento che sta togliendo il sonno ai militanti del centrosinistra: l’alleanza tattica con Pino Tozzi. Per far cadere Bono l’opposizione si trova nella scomoda posizione di dover marciare unita alla guida spirituale della Destra arcorese.
La pancia dell’elettorato di Centrosinistra
Un «patto contro natura» che a molti non va giù. «Com’è possibile che chi professa i valori della Resistenza e della partecipazione democratica si ritrovi a firmare una mozione di sfiducia fianco a fianco con la Destra più identitaria?» si legge sui Social. È un cortocircuito che rischia di logorare la credibilità della Sinistra ancora prima che inizi la campagna elettorale. Forse, suggeriscono in molti, il centrosinistra farebbe bene a «respirare», a fermarsi un attimo e ad ascoltare ciò che arriva dalla propria base, prima di legarsi con chi rappresenta l’esatto opposto del proprio universo valoriale. In questo scenario, il «discorso ideale» di Bono assume una forza diversa. «Andiamo, è tempo di decidere», potrebbe annunciare il sindaco in aula il giorno della votazione della sfiducia. E la decisione potrebbe non essere la resa, ma un compromesso alto.
Arriverà l’appello di Bono ai “responsabili”?
L’indiscrezione di corridoio si fa sempre più insistente: e se qualche consigliere, mosso da quel «senso di responsabilità» decidesse di smarcarsi dai giochi di palazzo? L’ipotesi sul tavolo è quella di un accordo di fine legislatura: nessun rimpasto, nessuna poltrona, ma un patto programmatico su 4 o 5 punti fondamentali per la città. Un accordo alla luce del sole che permetterebbe ad Arcore di arrivare al voto naturale senza passare per le forche caudine del commissariamento e, soprattutto, senza che la sinistra debba giustificare ai propri elettori un’alleanza tattica con Tozzi e i «nostalgici». La partita di Arcore non è più solo una questione di numeri in aula: la Sinistra, o parte di essa, deve decidere se seguire l’istinto rischiando di apparire come la stampella dei dissidenti di Destra, o se accettare la sfida di Bono: un confronto civile per traghettare la città verso il voto e prendersi i meriti di aver preferito il bene della città al tornaconto personale.