Rassegna teatrale

La Compagnia Stabile Monzese omaggia i suoi maestri scomparsi

Si è chiusa ieri, domenica la XXIX Rassegna delle Compagnie Teatrali Monzesi con un omaggio a Silvio Manini

La Compagnia Stabile Monzese omaggia i suoi maestri scomparsi
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È calato il sipario sulla seconda parte della XXIX Rassegna delle Compagnie Teatrali Monzesi. La sera di domenica 3 dicembre, il Teatro Triante ha ospitato la messinscena dello spettacolo “I selvatici” per la regia di Luca Lovati ed Enrico Roveris, adattato dalla nota commedia “I rusteghi” di Carlo Goldoni.

 

In ricordo dei vecchi maestri

 

I membri della Compagnia Stabile Monzese hanno inteso rendere un omaggio sentito, commosso e doveroso ai maestri Silvio Manini e Rita Mapelli, compagni a teatro come nella vita,  scomparsi pochi anni fa. Il primo, uomo di palcoscenico versatile ed instancabile, attore in pellicole come “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti,  ha tenuto in mano per anni le redini della Stabile (chiusa nel 2017) mettendo la propria esperienza a disposizione di migliaia di aspiranti artisti.

 

I saluti istituzionali

 

Dopo il discorso introduttivo di Stefano Colombo, a capo delle Compagnie Teatrali Monzesi, il ricordo più intimo è stato affidato alle parole di Cinzia, figlia di Rita, e di Gianni Corbetta, ex presidente della Stabile. Un breve audiovisivo ha quindi mostrato una carrellata di momenti salienti della carriera di Manini di fronte ai molti amici e ai vecchi compagni della Compagnia.

 

Un Goldoni molto attuale poco "veneziano"

 

La regia ha rispolverato dal cassetto l’adattamento della commedia goldoniana che Manini aveva tradotto dal dialetto veneziano ormai più di due decadi or sono. Le vicende sono state reinterpretate con vivacità ma velate di una patina più agrodolce e quasi disincantata, che soprattutto oggi suona di drammatica attualità. In essa è confluito il vissuto umano e artistico maturato singolarmente dagli attori della Compagnia, alcuni dei quali rimessisi in gioco dopo anni di inattività.

 

 

Scontro tra sessi

 

Il capolavoro del commediografo veneziano poneva in scena quattro uomini e altrettante donne a difesa delle proprie idee, nell’eterno conflitto tra le convenzioni del passato e il nuovo che avanza inesorabile. Ne scaturiva un’esplicita critica alla società borghese contemporanea e rigidamente conservatrice, in netta opposizione alla vitalità incarnata dai giovani protagonisti. Nel riadattamento della Stabile i personaggi maschili, ancor più opprimenti e avari, prepotenti e iracondi, tiranneggiano le donne di casa giustificando appieno il titolo dell'opera.

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