“Sperimentiamo una nuova sanità in Brianza”

La Compagnia delle Opere di Monza e Brianza ribadisce la volontà già espressa in una lettera aperta.

“Sperimentiamo una nuova sanità in Brianza”
Seregnese, 21 Giugno 2020 ore 19:39

“Sperimentiamo una nuova sanità in Brianza”. Anche la Compagnia delle Opere di Monza e Brianza commenta lo slittamento di sei mesi della riorganizzazione delle Asst, Aziende socio sanitarie territoriali, della nostra provincia.

“Sperimentiamo una nuova sanità in Brianza”

Ad aprire il dibattito sulla sanità in Provincia era stata,  lo scorso mese di aprile, la Compagnia delle Opere di Monza con una lettera aperta redatta al termine di un lungo confronto, durato mesi,   con un gruppo di amministratori locali della Brianza e persone impegnate a vario titolo in ambito sanitario  che si era concluso con la produzione di un documento “Facciamo insieme il punto sulla sanità lombarda”, tuttora consultabile sul sito della Compagnia delle Opere Monza e Brianza.

Nel redarre la lettera aperta, poi inviata ai consiglieri regionali del territorio, la CdO aveva   tenuto conto del documento pubblicato da Medicina e Persona  che aveva  per titolo “Lombardia Fase 2, un contributo di Medicina e Persona”, disponibile sul sito dell’Associazione.

“Prendiamo atto della decisione ufficiale di Regione Lombardia – sottolinea Angelo Molteni, ex amministratore di Giussano, a nome della CdO brianzola – e confidiamo che questi sei mesi non vengano utilizzati per ulteriori contrapposizioni, bensì per cercare di convogliare idee e forze verso soluzioni e progetti. Per parte nostra non possiamo che ribadire l’idea di sperimentare una nuova sanità in Brianza per dare risposte più adeguate alla cittadinanza. La discussione non si deve limitare ai confini delle Asst ma andare oltre e guardare con attenzione alla sanità del territorio, a una maggiore collaborazione tra Ats e Asst e medici di medicina generale e ci conforta che le prime dichiarazioni del nuovo direttore del Welfare di Regione Lombardia Marco Trivelli, vadano in questa direzione”.

Ricordiamo qui i punti salienti della lettera aperta della CdO che ha innescato un dibattito sulla sanità brianzola.

Brianza: un territorio che vale anche in Sanità

Chiediamo che il territorio della Brianza venga utilizzato come campo di prova, come esperimento per una valorizzazione della medicina territoriale. Dovremmo chiamarla integrata perché unico è il cittadino / paziente che richiede cure ed assistenza, sia a livello domiciliare che nella fase di ricovero.

Questa rinnovata attenzione alla medicina territoriale deve prevedere una efficace regia della Ats, che attui una serie di iniziative:
a) il rilancio del ruolo del medico di famiglia, che è il primo e più prossimo referente del cittadino;i medici di famiglia devono essere coinvolti in protocolli comuni  con il personale medico ospedaliero, devono avere la possibilità di ricettazione dei farmaci validati, devono poter avere canali preferenziali verso gli ospedali del territorio. Grazie allo sviluppo delle tecnologie e alla conoscenza dei servizi sanitari essi sono in grado di svolgere con efficacia un primo livello di cura e di indirizzare consapevolmente al livello successivo, di pertinenza dei presidi ospedalieri o di intermedie.

b) devono essere elaborate strategie condivise tra medici di medicina generale e ospedali.

c) deve esserci una revisione delle U.S.C.A. (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) con ilcoinvolgimento diretto dei medici di medicina generale e degli specialisti  ospedalieri, con un potenziamento delle attività domiciliari, anche per seguire i pazienti dimessi.

d) deve essere prevista una revisione del modello di presa in carico della cronicità, oggi bloccato.

e) deve essere previsto il finanziamento di “teknostrutture” a disposizione dei medici di medicina generale per mettere in atto una medicina pro-attiva (call center, infermieri di supporto, possibilità di usufruire di specialisti ospedalieri, programmazione degli esami e dei controlli, ecc.).

Integrazione e coordinamento dei presidi ospedalieri

Deve urgentemente partire un lavoro di confronto per arrivare a definire i rispettivi compiti degli Ospedali presenti nel territorio della Brianza, anche tenendo conto della necessità di fronteggiare la fase 2 della pandemia. Questo confronto deve vedere protagonisti i professionisti impegnati negli Ospedali, anche nella definizione delle modalità organizzative.

Nel nostro territorio sono presenti un Ospedale collegato all’Università, importanti Ospedali pubblici nonché significativi Presidi privati convenzionati. Tutti devono necessariamente operare in competizione fra loro oppure siamo in grado di strutturare una programmazione delle attività, valorizzando professionalità e competenze, distinguendo tra attività ospedaliere super-specialistiche da accentrare, rispetto ad altre attività, che devono essere invece diffuse?

E’ necessaria una programmazione condivisa tra direzioni strategiche e professionisti operanti sul campo, senza prevaricazioni o lottizzazioni, che arrivi a definire come le diverse patologie – specie quelle tempo dipendenti – debbano essere affrontate: da chi e con quali percorsi. Senza confusione e conflittualità, con le diseconomie che ne conseguono. Soprattutto con il rischio di non garantire cure efficaci ai nostri cittadini.

In mesi così drammatici per l’esplosione del Covid-19 dobbiamo far fronte alla pandemia ma anche tenere alto il livello che avevamo raggiunto nella cura delle patologie non Covid. Un’intelligente programmazione che garantisca ordine e chiarezza di funzioni e percorsi significa evitare morti.

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