Federica Pellegrini e lo sport come scuola di vita
L'icona del nuoto, ospite nel calendario di Seregno Città europea dello sport 2025, ha raccontato i grandi successi, ma anche le difficoltà affrontate

Federica Pellegrini, icona del nuoto, al teatro San Rocco di Seregno ha raccontato la sua vita piena di successi, ma anche di fatica e impegno. L'incontro nel programma di Seregno Città europea dello sport 2025.
Federica Pellegrini e il successo
Ieri, mercoledì 2 aprile, Federica Pellegrini ha presentato il suo libro, dal titolo Oro, nel quale racconta la sua vita di atleta e gli straordinari traguardi sportivi raggiunti in una lunga e trionfale carriera, iniziata da ragazzina ad appena 14 anni. "Ho nuotato per vent'anni e appena ho smesso ho provato a fare mille cose: mi piace imparare, prendermi poco sul serio e mettermi alla prova". Come nella trasmissione tv Ballando con le stelle, "da bambina mi piaceva ballare, ho provato un anno, ma non faceva per me".
"Il divertimento nella fatica"
"Il nuoto è uno sport che richiede allenamento, devi trovare il divertimento nell'allenamento e nella fatica. Il sacrificio? E' una parola che non mi piace: il nuoto non è stato un sacrificio, è la strada che ho scelto io e io volevo che tutto girasse attorno al nuoto. Sono sempre stata una grandissima agonista, è difficile allenare questo aspetto. Ho sempre avuto più la voglia di non perdere che di vincere, con una leggera cattiveria verso l'avversario. Mio fratello aveva talento, ma non gli piaceva gareggiare. Comunque ho grandissime amiche fra le mie più grandi avversarie".
L'argento da "matricola"
Pellegrini, intervistata da Maurizio Losa, ha ricordato la medaglia d'argento alle Olimpiadi di Atene 2004 nei duecento metri stile libero da "matricola. Ero felice perché avevo 16 anni, ma nella telecronaca il tono era come se avessi perso e riascoltandola fa un po' male". L'ex nuotatrice ha ricordato le difficoltà di lasciare la famiglia in Veneto, a soli 16 anni, e di trasferirsi a Milano: "Un passaggio delicato per una ragazza, ho avuto una crisi adolescenziale importante. Con il senno di poi, da mamma aspetterei due anni".
I suoi allenatori
Fra gli allenatori, "ne ho seccati diversi", ha citato Alberto Castagnetti, "forse la persona più importante, che mi ha riportato a Verona. Un secondo padre, una guida maestra, angeli ne passano nella vita". Un cenno anche a Matteo Giunta, che poi è diventato suo marito: "Una persona troppo seria, ci ha messo un po'...", ha scherzato Pellegrini, ricordando il rapporto difficile con i giornalisti perché "all'inizio ero un po' chiusa. Negli ultimi dieci anni è andata meglio".
Le difficoltà nel corso della carriera
Nel libro la campionessa olimpica e mondiale racconta anche le difficoltà che ha dovuto affrontare come la bulimia e le crisi di panico causate dall'asma in vasca, sottolineando l'importanza di "allenare la mente, che va di pari passo con il corpo. Ci si ascolta sempre di meno". E' stata definita la Divina, ma anche la stronza: "Un retaggio culturale, se il maschio ha successo è un figo, se è una donna una stronza o l'ha data a qualcuno. Va cambiato il linguaggio e l'educazione porta rispetto".
Pellegrini portabandiera alle Olimpiadi 2016
Pellegrini ha ricordato il ruolo di portabandiera alle Olimpiadi 2016 di Rio come il momento più emozionante da sportiva, "è stato incredibile, con un significato altissimo, ma le vittorie sul campo hanno un altro sapore. Come battere le pischelline...". La figlia Matilde ha poco più di un anno, "ma è in acqua da quando aveva quaranta giorni. Vorrei trasmetterle la passione e la felicità di stare in acqua, ma deciderà lei quale sport fare. Le nuove generazioni? Hanno bisogno di appassionarsi a qualcosa e dobbiamo fargli fare più esperienze possibili. Nello sport trovi grandi valori, è la scuola di vita più importante e la dobbiamo sfruttare il più possibile. Io allenatrice? No, perché sarei troppo severa".